Nella cultura indianoamericana, gli uomini bianchi sono nati dalla cattiva medicina, esseri generati dal male, non figli della terra.
Non saprei opporre grandi argomentazioni a questa affermazione: l'uomo bianco, nei grandi numeri, non è stato capace di fare meglio che distruggere, sfruttare, rovinare, estinguere, sterminare.
Non siamo in accordo con la terra più di quanto non lo siamo, in media, con noi stessi. Non riusciamo a guardare più lontano del nostro naso, non ci interessano le conseguenze delle nostre azioni.
Esistono persone che fanno eccezione, ma sono, appunto, eccezioni.
Joy Harjo ci parla dell'esilio forzato a cui è stata sottoposta la gente della sua tribù, dell'esproprio, oltre che culturale, fisico e spirituale che hanno vissuto, e della miseria che vede nelle città e nelle vite dei bianchi. Ma la visione che ha un indianoamericano della realtà può essere molto diversa dalla nostra.
4.
Prima della parola io assorbii il linguaggio dentro le parti morbide del mio corpo. Questo avvenne prima che io potessi interamente digerire il significato. Si trasformò in ossa, e altre parti dure:
Ho tenuto davanti a me il dio della paura. Il mio cuore è la mia casa. Un vortice la sta abbattendo.
Ho piegato la mia testa davanti a coloro che mi avrebbero tolto il rispetto. Il mio collo sembra rotto in due dalla vergogna. Ho perso la mia patria.
Ho ceduto il mio potere ai miei nemici. Le mie spalle sopportano ognuna atti di dimenticanza.
Ho abbandonato i miei figli alle leggi di dittatori che si autodefiniscono preti, predicatori, custodi della legge. I miei piedi sono sfregiati per i passi presi nella direzione della libertà.
Ho dimenticato la ragione, perdonatemi. Ho dimenticato il mio nome nella lingua in cui ero nata, perdonatemi.
La versione in lingua originale la trovate nel commento.
Buona notte a tutti.
categoria: poesia, spiritualità , joy harjo















