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giovedì, 09 agosto 2007

harjopjNella cultura indianoamericana, gli uomini bianchi sono nati dalla cattiva medicina, esseri generati dal male, non figli della terra.
Non saprei opporre grandi argomentazioni a questa affermazione: l'uomo bianco, nei grandi numeri, non è stato capace di fare meglio che distruggere, sfruttare, rovinare, estinguere, sterminare.
Non siamo in accordo con la terra più di quanto non lo siamo, in media, con noi stessi. Non riusciamo a guardare più lontano del nostro naso, non ci interessano le conseguenze delle nostre azioni.
Esistono persone che fanno eccezione, ma sono, appunto, eccezioni.

Joy Harjo ci parla dell'esilio forzato a cui è stata sottoposta la gente della sua tribù, dell'esproprio, oltre che culturale, fisico e spirituale che hanno vissuto, e della miseria che vede nelle città e nelle vite dei bianchi. Ma la visione che ha un indianoamericano della realtà può essere molto diversa dalla nostra.

4.
Prima della parola io assorbii il linguaggio dentro le parti morbide del mio corpo. Questo avvenne prima che io potessi interamente digerire il significato. Si trasformò in ossa, e altre parti dure:

Ho tenuto davanti a me il dio della paura. Il mio cuore è la mia casa. Un vortice la sta abbattendo.

Ho piegato la mia testa davanti a coloro che mi avrebbero tolto il rispetto. Il mio collo sembra rotto in due dalla vergogna. Ho perso la mia patria.

Ho ceduto il mio potere ai miei nemici. Le mie spalle sopportano ognuna atti di dimenticanza.

Ho abbandonato i miei figli alle leggi di dittatori che si autodefiniscono preti, predicatori, custodi della legge. I miei piedi sono sfregiati per i passi presi nella direzione della libertà.

Ho dimenticato la ragione, perdonatemi. Ho dimenticato il mio nome nella lingua in cui ero nata, perdonatemi.

La versione in lingua originale la trovate nel commento.
Buona notte a tutti.

Postato da Raqqash il agosto 09, 2007 00:35 | permalink | commenti (6) | commenti (6) [pop-up]
categoria: poesia, spiritualità, joy harjo

Commenti
#1    09 Agosto 2007 - 00:40
 
Before speech I took language into the soft parts of my body. This was before I could fully digest meaning. It turned into bones, other hard parts.

I have held before me the god of fear. My heart is my house. A whirlwind is blowing it down.

I have bowed my head to those who would disrespect me. My neck appears to be broken in half by shame. I have lost my country.

I have handed my power over to my enemies. My shoulders bear each act of forgetfulness.

I have abandoned my children to the laws of dictators who called themselves priests, preachers, and the purveyors of law. My feet are scarred from the steps taken in the direction of freedom.

I have forgotten the reason, forgive me. I have forgotten my name in the language I was born to, forgive me..
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Raqqash

#2    09 Agosto 2007 - 00:48
 
Hey, molto interessante questo post sulla cultura indioamericana... sarà pure che mia sorella ha una vera passione per gli indiani d'america.
Ti lascio un salutone dalla Sardegna.
Bacione.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Artemisia1975

#3    09 Agosto 2007 - 01:11
 
Questa invece è la lettera di capo indiano Seathl, della tribù di Duwamish, al presidente USA F. Pierce (1855)

Il grande capo di Washington ci ha mandato a dire che desidera comprare la nostra terra: ci ha assicurato anche la sua amicizia e la sua benevolenza. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che la nostra amicizia non gli è necessaria. Tuttavia, se non accetteremo, l’uomo bianco verrà con le armi e ci strapperà la nostra terra.
Come puoi comprare o vendere il cielo, il calore della terra? Questa possibilità ci è estranea. Noi non siamo i padroni della purezza dell’aria o dello splendore dell’acqua. Noi possiamo decidere solo del nostro tempo. Tutta questa terra è sacra per la mia gente.
L’uomo bianco non comprende il nostro modo di vivere. Per lui una zolla di terra è uguale all’altra. Lui è uno straniero che viene di notte e spoglia la terra di tutte le sue ricchezze. La terra non è sua sorella, bensì sua nemica, e dopo averla svuotata, lui se ne va via.
Si lascia dietro di sé la tomba di suo padre, senza rimorso di coscienza. Rapina la terra dei suoi figli. Dimentica le sepolture dei suoi antenati e il diritto dei figli.
Il suo guadagno impoverirà la terra e dietro di sé lascerà il deserto. La vista delle sue città è un tormento agli occhi dell’uomo rosso. Ma forse questo è così perché l’uomo rosso è un selvaggio che non capisce nulla.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente IsiDea

#4    10 Agosto 2007 - 11:41
 
il Grande Mistero...
peace and love
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Batsceba

#5    18 Agosto 2007 - 09:37
 
Per IsiDea n. 3

Dietro il cosiddetto "discorso del capo Seattle", c'è tutta una storia sconosciuta:

http://www.kelebekler.com/occ/seattle1.htm

Miguel Martinez
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kelebek

#6    29 Settembre 2007 - 14:21
 
Election Day

[..] From Joy Harjo's Weblog: "We’re now in the heat of election fever. I understand that everyone is running for office or the council this election year. Keep a few basic things into consideration when voting: how does the candidate treat thei [..]
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A 15 anni studiavo informatica e leggevo Shakespeare. A 21 anni studiavo informatica e miglioravo il mio inglese. A 31 anni, abbandonata l'informatica, la mia consorte era la letteratura inglese.

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